IL MIRAGGIO

I capelli costituiscono un elemento naturale del nostro corpo capace di evocare molteplici ed intense dinamiche psicologiche. La ricchezza dei significati si estende dalla simbolizzazione di catatteristiche legate alle pulsioni istintuali basilari, fino al processo di comunicazione di sè agli altri nelle dinamiche sociali. La loro funzione fisiologica originaria di difesa naturale della testa si accompagna al senso di rassicurazione psicologica. La vitalità li associa al concetto di potenzialità energetica, da cui le rappresentazioni umane degli Dei- La plasmabilità li rende veicolo dei bisogni di personalizzazione,esibizione,espressione dello stile di vita. Le qualità tattili si accompagnano all'affettività dei rapporti primordiali. Alla luce di quest' universalità di simbolismi appare in tutta evidenza la drammaticità per la loro perdita in chi ne viene colpito,all' interno della propria dimensione interiore. I capelli sin dai tempi antichi erano legati alla forza fisica e credenze popolari,citate anche dal Frazer per le tribù primitive dell' Amboyna, attribuiscono al loro taglio una sua diminuzione. Nel passato si individuavano anche rapporti magici tra capelli e spirito umano. La modernità ha smarrito nella razionalità molti simbolismi esoterici, conservando ed esaltando però il ruolo estetico della capigliatura. Emerge attualmente il culto di di un' etica individualista, nata dall' ecologia della comunicazione, che impone l' imperativo di un' estetica necessaria nelle relazioni sociali. La perdita dei capelli crea una dissonanza tra identità personale ed identificazione sociale, che confina in un limbo sociale ascritto chiunque si mostri diverso dal modello della "normalità". Il continuo processo di comparazione delle forme sociali assegnate finisce poi con il travolgere l' individuo all' interno di un sottile circolo vizioso di rivalità simmetriche e reciproche. L' affannosa ricerca di quelle forme, prodotte virtualmente da una comunicazione fortemente contaminata, conduce verso l' insoddisfazione e l' infelicità. L' unica via d' uscita razionale dall' indifferenziazione dei valori può essere solo affidata al rifiuto della dimensione generale, ossessiva ed arrogante di ponderare e comparare sempre dall' alto le identità. La realizzazione sarà una sfida...

Vincenzo Miglio (Primo Presidente dell' AMAA-MATERA)
aiace72@supereva.it

 

L'EFFETTO DI RITORNO

La nozione di identità è una delle più controverse, nell' ambito sia filosofico, sia degli studi psicologici. Nella letteratura psicoanalitica, il termine identità fu introdotto da Victor Tausk, nel suo classico lavoro sull'origine della “macchina influenzante”, in cui affermò che l' Uomo, nella sua lotta per la sopravvivenza deve continuamente e reiteratamente incontrare e sperimentare se stesso. Una elaborazione concettuale è stata cercata da molti studiosi: Freud ritiene che l'identità sia un’ oscura forza emozionale, che non è possibile esprimere in parole: é la coscienza di una identità interiore non basata su una razza o religione ma su un atteggiamento comune di un gruppo a vivere in opposizione e a mantenersi libero da pregiudizi capaci di coartare l' uso dell'intelletto. La formazione dell’identità è un processo che deriva dalla riuscita dell'assimilazione e integrazione di tutte le identificazioni frammentarie dell' esperienza evolutiva. Erikson definisce: “identità dell' Io” questo procedimento di progressione acquisitiva di esperienze nuove che va dalle introiezioni primitive iniziali alle successive selezioni delle identificazioni significative, fino alle finali sintesi del lavoro effettuato dall' Io. L’ identità consiste nella nozione di essere distinto e separato dagli altri, all' interno di un Sé dai limiti fluttuanti e attraverso i continui processi di comparazione e rappresenta la conquista della individuazione-differenziazione come requisito di se stessa. Elementi tra cui: l'assimilazione di fantasie, emozioni, impulsi, affetti, nell'alveo di un processo di introiezione e proiezione, conferiscono all' Io la possibilità di sperimentare ed acquisire nuove esperienze. L'interazione specifica e continua tra questi elementi conferisce al Sé uno stato di coesione, base dell'identità, che si manterrà costante entro certi limiti. pur potendo subire alterazioni o perdite in determinate circostanze. La possibilità di un' evoluzione dell' identità, giacché implica inevitabilmente un' incursione in regioni sconosciute della nostra psiche. impone un impegno ad affrontare le conseguenze di eventi imprevedibili. L'assunzione in forma matura di un'identità che si riflette in un' ideologia progressiva, tendente alla conoscenza, presuppone anche un lutto, in quanto implica la rottura di una struttura stabile e l'abbandono di essa in vista di una futura reintegrazione. Nel viaggio interiore il soggetto deve passare attraverso l'esperienza dolorosa di periodi di disorganizzazione di sistemi psichici, di strutture stabilite e di rapporti oggettuali. Se l’ Io non rientra in tempo dalle transitorie turbe dell'identità si può esporre a stati patologici: psicosi, psicopatie, depersonalizzazione, ecc.... Il processo d'identità è il prodotto di un processo di interrelazione costante di tre canali d'integrazione, che la psicoanalisi denomina: rapporti d' integrazione spaziale, temporale ed infine sociale. Il primo comprende le relazioni delle varie parti del Sé tra loro, ivi incluso il Sè corporeo, che mantiene la coesione delle varie parti suddette. permette la comparazione e la differenziazione del Sé nei confronti degli oggetti: tende alla distinzione tra Sé e non Sé, ossia all'individuazione. Nel secondo ci sono le relazioni tra le varie rappresentazioni del Sé nel tempo: esso stabilendo una continuità fra esse. fornisce la base del sentimento di essere se stessi. Il terzo concerne la connotazione sociale dell'identità e si riferisce al rapporto tra gli aspetti del Sé e gli oggetti nei quali si stabiliscono. attraverso i meccanismi dell'identificazione proiettiva ed introiettiva. Un duro colpo al processo evolutivo dell’ identità può essere provocato da alcune malattie, che influiscono sulla struttura dell' Io che ogni soggetto ha o sta costruendo. Analizzando la patologia dell' alopecia areata, si evidenzia come essa pur non compromettendo la salute fisica, specie nelle forme gravi, manifesta i suoi effetti alterando l'immagine esteriore del paziente che in breve tempo viene costretto alla obiettiva difficoltà di ricostruire una nuova rappresentazione del Sé. Non essendo ancora disponibile un farmaco che curi definitivamente la malattia, il paziente vivendo in uno stadio transiente dell' identità, si confronta con la malattia approntando strategie difensive, che affidate alla propria capacita interiore, talvolta si presentano inefficaci, con difficoltà nelle relazioni sociali e gli effetti collaterali o “effetti di ritorno” dell’ approdo del precedente sentimento dell’ identità in uno nuovo peggiore o, forse, migliore.

Vincenzo Miglio
aiace72@supereva.it