Le
terapie dell’Alopecia Areata
(pubblicato originalmente su “Dermatologia
Ambulatoriale” Nov-Dic 2000 – AGGIORNATO PERIODICAMENTE ONLINE
- ULTIMO AGGIORNAMENTO: 22/01/2007)
d.ssa
Tiziana Di Prima ,dr Roberto
d’Ovidio
Negli
ultimi anni molto si è aggiunto alla conoscenza degli eventi patogenetici
che sottendono la comparsa della Alopecia Areata e
come diretta conseguenza si è assistito ad un perfezionamento dell’approccio
terapeutico. Tuttavia un rimedio sicuramente efficace, soprattutto per quanto
attiene le forme più estese a tutt’oggi non
esiste. Questo perché ci troviamo a gestire una
malattia che può esitare in guarigione, anche senza terapia, così come
evolvere in una forma severa, resistente a qualunque trattamento. Abbiamo
inoltre una letteratura prodiga di dati, difficili però da confrontare e
valutare perché si riferiscono a gruppi di pazienti arruolati con criteri di
inclusione differenti da un gruppo di studio ad un altro, valutati con
criteri di efficacia spesso soggettivi, sottoposti a terapie con il medesimo
farmaco ma con protocolli diversi.
Premesso ciò, l’impianto terapeutico deve basarsi su una
strategia organizzata, in qualche modo plasmata sul singolo paziente e deve
tenere conto di alcune regole generalmente valide: la
AA associata ad atopia, la varieta’
ofiasica, l’AA che esordisce in età pediatrica
presentano tutte una minore risposta alla terapia.
Per tracciare quelle che si vanno configurando come linee guida
di terapia, possiamo per convenzione considerare due gruppi di pazienti, a
seconda che l’area di alopecia interessi più o meno del 50% del cuoio
capelluto.
Nelle forme di Alopecia Areata con
interessamento inferiore al 50% sono proponibili le seguenti opzioni:

TAB 1
Discutibile ma contemplata anche l’astensione terapeutica, considerando la frequente possibilita’ di una ricrescita spontanea.
CORTISONICI
Si
utilizzano in prima battuta steroidi di classe I di
potenza, in occlusiva. Sebbene esistano pochi studi
controllati, la corticoterapia topica è
ampiamente utilizzata nella pratica clinica, soprattutto nei bambini. Effetto
collaterale abbastanza frequente è la follicolite.
Raramente sono possibili complicanze oculistiche quali glaucoma o cataratta, che
richiederebbero pertanto un attento monitoraggio in caso di terapie prolungate.
Con la terapia intralesionale i corticosteroidi
vengono somministrati attraverso una siringa da 3 ml con ago 30 gauge.
Si inietta nell’area alopecica
il triamcinolone acetonide
(5-10 mg/ml) a dosi pari o inferiori a 0.1 ml in corrispondenza del derma medio,
a distanza di un cm l’uno dall’altra. Le sedute vanno ripetute ogni 4-6
settimane. La massima dose di steroide somministrabile per singola seduta è di
20 mg per il cuoio capelluto, di 1,25 mg per sopracciglio e di 7,5 mg per la
barba. Per rendere la procedura
meno dolorosa, si può effettuare una premedicazione
con EMLA, in occlusiva, un’ora prima della seduta.
Questa terapia è praticabile tanto negli adulti quanto nei
bambini.
Uno studio condotto su 62 pazienti di eta’
varia, sottoposti ad infiltrazioni mensili, riferisce la totale ricrescita al
quarto mese nel 63% dei pazienti. I soggetti che maggiormente si giovano di
questa terapia sarebbero i giovani adulti, con meno di 5 aree, inferiori a 3 cm
di diametro, comparse da meno di un mese. E’però
uno studio condotto senza placebo.
Non responders: pazienti atopici.
Nei pazienti con AA totale, le infiltrazioni possono essere utili per promuovere la ricrescita in aree importanti dal punto di vista cosmetico come le sopraciglia. Rischio essenziale è quello di una atrofia da steroidi. La trombosi dell’arteria retinica da parte di cristalli steroidei è un’evenienza rarissima, dato che in commercio non esisterebbero più preparati con cristalli delle dimensioni sufficienti a produrre il problema.
MINOXIDIL
Si
applica 1 ml di minoxidil al 5%, due volte al
giorno, in occlusiva o in associazione a prodotti che ne aumentino
l’assorbimento (antralina, tretinoina).
Può essere applicato anche sulle sopracciglia, sempre due volte al
giorno, facendo attenzione a localizzare bene il prodotto tenendo un batuffolo
di ovatta a protezione dell’occhio.
I risultati sono variabili. Sicuramente più
efficace del placebo, con il 50% di risposta terapeutica a sei mesi.
L’effetto terapeutico è proporzionale alla dose (il 5% è più efficace dell’1%).
E’ indicato anche nei bambini. Gli effetti secondari sono rari: eczema da
contatto al minoxidil o al glicole propilenico,
ipertricosi. Gli effetti cardiovascolari non si palesano nei soggetti sani, malgrado
l’aumento del debito cardiaco, ma giustificano una particolare cautela in caso
di pazienti cardiopatici.
Il risultato terapeutico si produrrebbe tramite un
azione immunomodulatrice sull’infiltrato
infiammatorio; di secondaria importanza sarebbe la vasodilatazione locale.
DITRANOLO
Di
rinnovato interesse la terapia con sostanze irritanti o rubefacenti.
Rispetto all’olio di croton, al laurilsolfato di
sodio, alla tretinoina topica, numerosi lavori
documentano l’efficacia del ditranolo, in short-contact,
con tempi di posa e concentrazione variabili ma tali da ma tali da produrre e
mantenere una “ dermatite irritativa visibile”.
L’esistenza di una nuova formulazione permette oggi di
utilizzare al meglio la molecola superando per diversi aspetti i limiti della
vecchia preparazione galenica. Incorporato fra due strati lamellari di
cristalli, il ditranolo mantiene e migliora la sua
efficacia per una maggiore stabilità della molecola. Inoltre, fatto non
trascurabile, è facilmente asportabile con acqua tiepida e ciò si traduce in
una maggiore compliance da parte del paziente.
Nonostante il farmaco non sia registrato per la terapia
dell’alopecia areata e la scheda tecnica ne limiti
l’uso in età pediatrica, trova indicazione nella terapia della AA tanto dei
bambini quanto degli adulti. La risposta in media si ottiene in 11 settimane nel
67% dei casi, con ricrescita cosmeticamente accettabile nel 30% dei pazienti con
interessamento fino al 70% del cuoio capelluto.
Gli effetti secondari sono: iperpigmentazione,
irritazione locale, adenopatia satellite.
Il ditranolo non agirebbe da
irritante ma attraverso la formazione di radicali liberi che inibiscono i
linfociti T, la produzione di IL2, la tossicità
diretta sulle cellule di Langerhans, esercitando un
complessivo effetto immunosoppressore.
L’impiego del ditranolo in
associazione con i cortisonici o con il minoxidil
sfrutta il sinergismo positivo fra molecole con
diverso meccanismo d’azione.
In merito all’associazione minoxidil/ditranolo,
uno studio condotto su 51 pazienti con AA resistente ad entrambi
i farmaci adoperati singolarmente ha documentato una ricrescita
cosmeticamente valida nell’11% dei 45 soggetti che completavano le 24
settimane di terapia. I responders mostravano
ricrescita entro la 12 settimana. La determinazione dei livelli sierici
ed urinari di minoxidil evidenziava un maggiore
assorbimento del farmaco senza evidenze cliniche di un effetto sistemico. Questa
terapia è generalmente ben tollerata a parte il rischio di
reazioni irritative piuttosto violente, anche se,
ricordiamolo, una dermatite irritativa di
grado lieve /moderato deve necessariamente prodursi.
Nei pazienti non-responders ai trattamenti fin qui discussi potranno essere prese in considerazione le opzioni terapeutiche generalmente utilizzate per i pazienti con interessamento del cuoio capelluto maggiore del 50%:

TAB.2
IMMUNOTERAPIA TOPICA
Nelle
forme con interessamento maggiore del 50%, unitamente alla PUVA, alla corticoterapia
sistemica ed alle terapie topiche prese già in considerazione, trova
il suo impiego l’immunoterapia con sostanze sensibilizzanti. Sebbene sia a
tutt’oggi praticata in pochi centri
riteniamo opportuno soffermarci sulla metodica perché l’efficacia di questa
terapia è ormai ben documentata, soprattutto nelle forme cliniche più
impegnative.
Il principio attivo è un agente sensibilizzante, cioè
una sostanza chimica che oltre ad essere fortemente immunogena
deve possedere alcuni requisiti fondamentali: 1) non essere presente in natura o
nell’ambiente in cui l’uomo vive o lavora; 2) non cross-reagire con altre
sostanze, così da evitare reazioni allergiche non controllate.
Tre sono gli agenti sensibilizzanti idonei allo scopo: il dinitroclorobenzene
(DNCB), il dibutilestere dell’acido squarico
(SADBE) ed il difenilciclopropenone (DPC).
Il DNCB, ampiamente utilizzato in un primo tempo, è stato successivamente
messo da parte per le sue proprietà mutagene nel test di Ames.
Viene rapidamente assorbito dopo l’applicazione ed
il 53% è riscontrabile nelle urine.
Il SADBE è fortemente sensibilizzante, non è molto stabile
in acetone, necessita di refrigerazione, e forse
dell’aggiunta di additivi per mantenere l’efficacia perché tende
all’idrolisi. Non è mutageno. E’ molto costoso.
Il DPC, non sembra avere un assorbimento sistemico significativo
dopo applicazione topica. Gli ultravioletti e il calore possono causarne la
degradazione, ma diluito in acetone e conservato in bottiglie scure ed a
temperatura ambiente, è attivo per sei mesi. Tutte le sostanze summenzionate
non sono registrate in Italia per scopi terapeutici e, sebbene il DPC sia
disponibile in Inghilterra presso le farmacie, in concentrazioni variabili dallo
0,001 al 6%, sia meno costoso e sia il più vantaggioso dei tre sul profilo di
sicurezza, il SADBE è l’agente sensibilizzante maggiormente utilizzato in
Italia.
Indipendentemente dall’agente sensibilizzante adoperato si
procede con la seguente metodica:
si induce
la sensibilizzazione applicando l’agente scelto alla concentrazione del 2% in
un area di 4 cm circa di cuoio capelluto. La comparsa di una risposta eritematosa
dopo cinque o più giorni indica l’avvenuta sensibilizzazione.
La sua assenza non implica necessariamente che la sensibilizzazione non si sia
verificata, bisogna infatti praticare dopo 10-20
giorni un test di provocazione con l’allergene opportunamente diluito (fase di
elicitazione). L’1-5%
dei pazienti non si sensibilizza.
Si procede quindi applicando settimanalmente su metà cuoio
capelluto la soluzione.
La concentrazione di allergene
varia dallo 0,0001% al 2% e viene stabilita in base alla risposta ottenuta. Per
un buon risultato terapeutico deve necessariamente prodursi una reazione con
eritema, desquamazione e prurito di grado lieve.
L’applicazione su un emilato del cuoio
capelluto permette di evidenziare sia la ricrescita spontanea- che può
verificarsi nel 7% del casi- sia il fenomeno di
“arroccamento” castling phenomenon,
cioè la ricrescita dei capelli a distanza dal sito di applicazione del topico
(4%).
Una particolare variante di questo fenomeno fu osservata e
documentata nel 1986 da Panizza presso la Clinica
Dermatologica di Catania: in cinque pazienti con Alopecia Universale
l’applicazione del SADBE venne effettuata sulla
regione sottoscapolare sinistra, interessando una superficie cutanea di 10 cm2
circa. Nei tre pazienti responders, la ricrescita fu
preponderante e precoce all’emiscalpo
, alle ciglia e al sopracciglio controlaterali
(destra)
In un altro caso, trattando la zona mediana del dorso si
ottenne la ricrescita nella zona mediana del cuoio capelluto.
Ottenuta
la ricrescita nel lato trattato, si procede ad applicare
il prodotto su tutto il cuoio capelluto. Per minimizzare gli effetti
collaterali, le applicazioni vengono generalmente
praticate da personale sanitario.
Questa descritta è una metodologia standard,che
può variare sulla base dell’esperienza personale: alcuni sensibilizzano
applicando il prodotto sul braccio (area di 1 cm2), altri, stabilita la
diluizione ottimale, lasciano che il paziente esegua le applicazioni a
domicilio.
Se la ricrescita si presenta stabile per un periodo di 3 mesi,
si inizia a discontinuare
la terapia fino alla totale sospensione nell’arco di 9 mesi;al fine di evitare
le recidive, alcuni procedono con sedute di mantenimento. Si consiglia di non
superare i 3 anni di terapia. Con le opportune cautele è possibile trattare
l’area delle sopracciglia.
Se non si ottiene alcuna risposta
dopo 30 settimane, la maggior parte degli Autori considera la terapia
inefficace, sebbene in casi isolati siano state segnalate ricrescite anche dopo
periodi più lunghi.
Se, durante il corso della terapia si
verifica la tolleranza all’allergene e cioè sono necessarie
concentrazioni superiori al 2% per ottenere una reazione adeguata, si può
ricorrere alla somministrazione di 1,2 gr di cimetidina
per os allo scopo di ristabilire la
sensibilizzazione.
La percentuale di efficacia nei
vari studi varia dal 4% all’85% con il DPC, al 17%-70% con il SADBE, al
25%-80% con il DNCB.
Questi dati si riferiscono a pazienti che dopo la terapia hanno potuto togliere la parrucca.
Gli
studi di follow-up condotti su pazienti trattati
sono pochi e riportano percentuali di successo variabili; mediamente si può
considerare che a 6 mesi dalla sospensione, il 10% recidiva totalmente; il
43%recidiva a chiazze e il 37% mantiene la ricrescita.
Nei pazienti con AA in chiazze con interessamento inferiore al
40%, l’immunoterapia non si è dimostrata più efficace del placebo (si
presume per la spiccata tendenza alla risoluzione spontanea di queste forme).
Gli effetti collaterali contemplano: la linfoadenopatia
cervicale dolorosa, reazioni eczematose localizzate o generalizzate,
orticaria, depigmentazione, iperpigmentazione,
edema del cuoio capelluto, febbre, artralgie.
Il meccanismo d’azione ipotizzato è quello della
competizione antigenica: la reazione allergica prodotta genererebbe linfociti T suppressor
che interferirebbero in modo aspecifico sulla
reazione autoimmunitaria contro i costituenti del
follicolo pilifero, probabilmente attraverso la produzione di citochine
come la IL 10. La cute trattata con l’immunostimolante
mostra una riduzione del rapporto CD4/CD8 peribulbare
che passa da 4:1 a 1:1 ed una diminuzione dei
linfociti CD6 e delle c. di Langerhans.
Una variante di questa ipotesi
suggerisce che l’agente sensibilizzante possa attrarre nella zona una nuova
popolazione di linfociti T, provocando così una maggiore clearance
del presupposto auto-antigene follicolare.
L’applicazione ad un emidorso
con la ricrescita nell’emiscalpo controlaterale
permette di supporre l’implicazione di neurotrasmettitori.
Del resto alcune vecchie esperienze avevano
dimostrato l’utilità terapeutica dell’irradiazione dei gangli nervosi
paravertebrali in alcuni casi di Alopecia Areata.
Una recente variante giapponese di questo tipo di trattamento
consiste nel provocare la risposta eczematosa non sul dorso, ma – sulle radici
di tutti e quattro gli arti (su una superficie di 2,5 cmq
circa) , cambiando sede ogni settimana. Con la
possibilità di proseguire un trattamento esterno (steroidi o crioterapia) la
terapia avrebbe successo nel 70% dei casi di AA
severa, con la frequente osservazione dell’arresto del defluvium
già a tre settimane.
PUVA-TERAPIA
Per
molti costituisce ancora la prima scelta nella AA
grave dell’adulto ed esiste a tal riguardo una vasta documentazione
scientifica.
Consiste nella assunzione per os
(0.6 mg/kg 2 ore prima) o nella applicazione locale (allo 0.1%- 0.15%) di uno psoralene
e nella successiva irradiazione con UVA (340-380 nm).
I due prodotti utilizzati sono l’8-metossipsoralene
(8 MOP) ed il 5-metossipsoralene (5 MOP).Si effettuano
tre sedute settimanali, la dose iniziale di UV si attesta generalmente su 1
J/cm2 e viene progressivamente aumentata di mezzo Joule ogni 2 sedute per un
trattamento total body. Nel caso di un trattamento locale si
inizia con 0,2-0,5J/cm2, da aumentare di 0,2-0,5J a seduta.
Alcuni cercano di mantenere un eritema avendo cura di evitare
l’ustione. La massime dose somministrata varia da 8
a 20J/cm2, a seconda degli Autori. La dose totale è di 300-700J/cm2.
Una sua variante è la balneo-PUVA
terapia che consiste nell’immergere per 15’ il paziente in un bagno di 100
litri di acqua dove si è disciolto il contenuto di 2
flaconi di 8 MOP e nella successiva esposizione agli UVA. E’ un’interessante
alternativa per la dose dieci volte inferiore di
farmaco, così da porre il paziente al riparo dai danni oculari ed epatici da
terapia long-term con psoraleni.
I risultati riportati in letteratura per quanto attiene la
PUVA terapia sono però contradditori, con percentuali di successo variabili dal
20 all’80% ma i gruppi studiati non sono
comparabili per una diversa selezione dei pazienti, differenti dosi cumulative
raggiunte, differenti criteri di valutazione dell’efficacia.
Alcuni studi retrospettivi considerano la PUVA terapia
addirittura inefficace.
Globalmente si può valutare un 50% di successo terapeutico
con ricrescita completa per le alopecie totali ed
universali ma con alta percentuale di recidiva dopo la sospensione. Una recente revisione
di 10 anni di esperienza su 70 pazienti conferma quanto sia difficile mantenere
la ricrescita: il 50%dei pazienti con forme totali o universali guariti,
recidivano alla sospensione , quindi un trattamento di mantenimento si rende
necessario. Meno del 15% gode di una remissione
duratura. La PUVA terapia total body è più efficace della PUVA terapia
localizzata. L’assenza di risposta alla trentesima seduta o una risposta
disomogenea alla quarantesima depongono per un
fallimento della terapia. E’ assolutamente controindicata nei bambini e non è
da considerare di prima scelta nei giovani, per gli effetti cancerogeni degli UV
ed anche per questo è poco adatta ai fototipi
chiari che vanno particolarmente sorvegliati.
Va istituito un diario di terapia che indichi la dose di
UV somministrata per ciclo di terapia e la dose cumulativa che non deve
superare i 1500J/cm2.
La fototerapia con UVB non ha prodotto effetti degni di nota.
La Kellina topica con esposizione ad UVA in uno
studio non controllato sarebbe risultata efficace nel
50% dei pazienti trattati.
La PUVA agirebbe non tanto per il suo effetto irritante
primario, quanto per la tossicità su alcune popolazioni di CD4+ e ancor di più
sulle cellule di Langerhans.
L’effetto si esplica là dove
arrivano gli UV, tant’è che si assiste alla
ricrescita delle sopracciglia ma non delle ciglia che vengono sempre coperte
durante l’esposizione.
CORTICOSTEROIDI SISTEMICI
Si
sono dimostrati efficaci nella terapia delle forme severe di
Alopecia Areata. Nella maggior parte dei casi si assiste però ad una
rapida recidiva una volta sospeso il trattamento. In considerazione
inoltre degli effetti secondari a lungo termine andrebbero riservati a casi
particolari: alopecie con rapida evoluzione in forma
totale/universale.
Lo schema di terapia a dosi scalari prevede da 0,5 a 1 mg/Kg/die
di prednisone per una decina di giorni, da diminuire
gradatamente e sospendere in otto settimane. Gli effetti collaterali sono
prevedibili ma transitori: aumento di peso e alterazioni dell’umore. Viene
riportata una efficacia inferiore al 40% ed un alto tasso di recidiva alla
sospensione o già alla riduzione della dose somministrata, per questo motivo
viene considerata una terapia di emergenza, da associare ad una strategia
terapeutica a più ampio respiro con i trattamenti topici o la PUVA-terapia.
Un esempio lo si trova in uno
studio in doppio cieco su pazienti con forme estese di alopecia, trattati per 6
settimane con prednisone a dosi scalari. Per altre
14 settimane a seguire un gruppo applicava 3 volte al
giorno una lozione a base di minoxidil 2%, un
secondo gruppo una lozione placebo. Un terzo gruppo applicava 2 volte al
giorno la lozione di minoxidil 2% contestualmente e
successivamente alla terapia corticosteroidea.
Il trattamento attivo si dimostrava realmente efficace nel
limitare la perdita dei capelli post-terapia steroidea,
mentre non vi era alcun effetto terapeutico additivo nell’associazione tra i
due trattamenti.
Un protocollo di terapia proponibile nelle forme
attive/estensive, per pazienti di peso maggiore ai 60 Kg potrebbe essere il
seguente: una dose iniziale di 40 mg di prednisone/die
per una settimana, da ridurre inizialmente di 5 mg a settimana fino al
raggiungimento dei 20 mg, e di 5 mg ogni 3 giorni fino alla sospensione. Si
associano: l’applicazione di minoxidil 5% due
volte al giorno e infiltrazioni di triamcinolone
acetonide ogni 4-6 settimane. La terapia topica, con
o senza le infiltrazioni, andrebbe protratta ben oltre la sospensione del
cortisone. Nelle forme attive ma meno estensive si può iniziare con 20 mg di prednisone
fino alla stabilizzazione del quadro clinico, da ridurre successivamente
di 1 mg/die fino alla sospensione.
Un
recente impiego degli steroidi sistemici è rappresentato dalla somministrazione
in boli.
La terapia in boli mensili è stata fatta oggetto di numerosi
studi che hanno fornito risultati incoraggianti tanto negli adulti quanto nei
bambini. Diversi gli schemi di terapia proposti: uno dei più collaudati prevede
per gli adulti 250 mg di metilprednisolone IV, 2
volte al giorno, per 3 giorni e di 5mg/kg 2 volte al
giorno per 3 giorni consecutivi nei bambini, con risposte positive
rispettivamente in 6 mesi e in 12 mesi ed effetti collaterali di lieve entità.
In particolare i pazienti con alopecia multifocale
mostrano la migliore risposta e le recidive comparse in alcuni si giovano di un
secondo ciclo di terapia.
I pazienti con ofiasi rispondono
parzialmente ad un primo ciclo di terapia, ma possono migliorare i risultati
dopo un secondo ciclo.
I pazienti con alopecia totale/universale sono i meno responsivi,
con effetti parziali dopo un mese, miglioramenti al terzo ed al sesto mese. In
alcuni soggetti considerati non responsivi, si è
osservata la ricrescita tra il nono ed il sedicesimo mese dopo la sospensione
della terapia.
Un secondo schema prevede un unico bolo mensile di 300 mg di prednisolone
per os nei pazienti di età
superiore ai dodici anni e di betametasone sodio
fosfato alla dose equivalente a 5 mg/Kg di prednisolone
nei bambini di età superiore ai tre anni. I boli vengono
ripetuti fino ad ottenere una ricrescita cosmeticamente valida, che si verifica
già a 6 mesi nel 60% dei casi.
Gli effetti collaterali sono minimi: vertigini transitorie, cefalea,
bruciore epigastrico.
Infine è da citare la pulse-therapy con miniboli di steroidi. Si somministrano 5 mg/die di desametasone per i pazienti di età superiore ai dodici anni e 2.5- 3.5 mg nei bambini, per due giorni consecutivi la settimana e per un periodo minimo di 3 mesi. Anche con questo schema vengono riportate successi in oltre la metà dei casi. Gli effetti collaterali sono frequenti ma di lieve entità: dolore epigastrico, aumento di peso, alterazioni dell’umore.
Sebbene il successo è assicurato se la terapia viene istaurata entro le prime 8 settimane dall’esordio della patologia, molti Autori propongono la pulse-therapy come una delle modalità di trattamento delle forme estensive di non recente insorgenza, soprattutto nei soggetti giovani e nei bambini nei quali la PUVA terapia è controindicata e quando la immunoterapia non è logisticamente praticabile.
ALTERNATIVE TERAPEUTICHE
ZINCO
Uno
studio recente in doppio-cieco su pazienti con
interessamento minore del 50%, ha dimostrato un risultato statisticamente positivo
a favore del gluconato di zinco (60 mg/die
di zn metallo) sul placebo.
A parte i disturbi digestivi, nessun
effetto collaterale, sebbene lo zinco in eccesso sia tossico.
Agirebbe da immunomodulatore
tramite l’attivazione di linfociti CD8+.
INOSIPLEX
E’ un immunomodulatore timo-mimetico, in grado di attivare anche i macrofagi e di indurre la produzione di inteleuchina 1 e 2. E’ stato utilizzato anche in forme gravi di alopecia alla dose di 50 mg/kg/die in tre somministrazioni quotidiane ed uno studio in doppio cieco ha dimostrato la sua lieve superiorità rispetto al placebo. Funzionerebbe meglio nelle donne e nei soggetti con autoanticorpi organo-specifici.
CICLOSPORINA A
La
ciclosporina per via sistemica necessiterebbe
dell’impiego di dosi elevate (6 mg/Kg/die) per
ottenere una ricrescita accettabile con effetti secondari piuttosto marcati e
ricaduta alla sospensione.
Contraddittori sono i dati ottenuti dalla associazione
con piccole dosi di prednisone.
L’effetto terapeutico si esplica
per la sua attività immunosoppressiva con
diminuzione elettiva dei linfociti CD4+ e delle linfochine
ad essi correlate.
Sulla cute alopecica inverte
rapidamente il rapporto CD4+/CD8+ , evento ritenuto
fondamentale per ottenere la ricrescita.
TACROLIMUS (FK506)
Inefficace
per via sistemica, si è dimostrata efficace per uso topico su modelli animali,
alla dose di 0,05 ml di soluzione allo 0,1% (pari a 25 microgrammi di farmaco
/cm2) dalle 2 alle 5 applicazioni la settimana.
Come per la Ciclosporina
, l’effetto si esplica tramite la soppressa produzione di citochine
da parte dei linfociti T helper. Fino ad oggi però
nell’uomo non sono stati evidenziati risultati significativi.
CALCIPOTRIOLO
La sua azione come induttore della produzione di IL-10 dovrebbe essere in grado, a somiglianza di quanto ipotizzato per la terapia sensibilizzante, di ridurre l’attivazione dei linfociti citotossici intralesionali. Nei casi con alopecia più severa non ha dato però successi significativi (25). Dati più recenti su casi meno gravi sembrano invece deporre per una certa attività terapeutica della formulazione in crema del calcipotriolo.
CRIOTERAPIA
E’
una vecchia modalità terapeutica che ha ancora i
suoi estimatori.
E’ stata utilizzata anche nelle forme gravi di
Alopecia Areata. Fino all’inizio degli anni ottanta si è utilizzata la
neve carbonica, successivamente l’azoto liquido,
con simili modalità di applicazione. In genere vengono
praticate applicazioni ogni 2 settimane per 2-3 volte consecutive sulla stessa
area. Agirebbe attraverso l’azione rubefacente e
attraverso qualche azione sull’infiltrato infiammatorio perilesionale.
FARMACI VASOATTIVI
Oltre al Minoxidil sono stati utilizzati altri farmaci vasodilatatori, nella convinzione che il danno vascolare rientri nella patogenesi dell’Alopecia Areata. Sostanze rubefacenti come nicotinati, fenolo,canfora, capsico ed altre sono utilizzate da tempo, ma non esistono studi scientifici controllati. E’ interessante la segnalazione dell’utilità della Pentossifillina, nei pazienti che presentano deficit emoreologici.
AROMATERAPIA
Uno
studio in doppio cieco condotto su 86 soggetti, pubblicato negli Archives
of Dermatology nel 1998, ,
ha evidenziato l’efficacia di una lozione tonica composta da una miscela di
oli essenziali di timo (2 gocce),lavanda (3 gocce), rosmarino (3 gocce) e cedro
(4 gocce) diluiti in 3 ml di olio di jojoba e 20 ml
di olio di semi di vinacciolo. L’olio va massaggiato per 2 minuti almeno e,
per favorirne l’assorbimento, il capo va tenuto coperto con un asciugamano
caldo per almeno un’ora. Le essenze possiedono tutte un
forte potere antiossidante, germicida ed
antiparassitario
Nessun effetto collaterale ad eccezione di qualche follicolite.
IMIQUIMOD
Recentemente la NAAF ha messo a punto un protocollo sperimentale per il trattamento delle forme gravi di Alopecia a base di IMIQUIMOD, un farmaco antivirale ed immunostimolante per uso topico.Già utilizzato con successo anche in patologie infiammatorie cutanee croniche e tumorali, si è pensato di utilizzarlo con le stesse modalità di trattamento in una patologia che essendo su base probabilmente autoimmune potrebbe esserne addirittura aggravata.Ma lo stesso ragionamento dovrebbe valere per le terapie “sensibilizzanti”,con cui invece si registrano numerosi successi.
I risultati preliminari finora ottenuti sembrano contraddittori. Un nostra recente esperienza su pazienti volontari iscritti all’AMAA affetti da Alopecia Areata Totale/Universale e non responsivi alle altre terapie ne ha dimostrato la sostanziale inefficacia, pur con indizi di una qualche attività terapeutica, che andrebbe valutata su forme meno gravi- tenendo però presente il rapporto costo/beneficio- .
SULFASALAZINA
E’
un farmaco antinfiammatorio sviluppato nel 1938 per la terapia dell’Artrite Reumatoide,
di cui rappresenta ancora oggi un presidio terapeutico importante. Viene
utilizzato anche per altre artropatie, in campo enterologico
e nella psoriasi. Inibisce il rilascio di Interleuchina-2
e l’attivazione di subset linfocitari, con
riduzione della produzione di citochine e della chemiotassi.
L’esperienza nell’Alopecia Areata ha dimostrato successi significativi
in un quarto dei pazienti affetti da forme gravi. E’ scarsamente efficace
nelle forme Totali/Universali. Il dosaggio deve aggirarsi intorno ai 3 grammi al
giorno, da raggiungersi gradualmente per la possibile comparsa di effetti
collaterali gastroenterici o- più
seri- a livello epatico o ematologico. La cura va
protratta per un minimo di 3 mesi e va praticata una terapia di mantenimento a
dosi più basse nei soggetti a rischio di recidive.
Sembra agire con un meccanismo del “tutto o nulla” e
questo potrebbe essere indizio di una qualche
differenziazione nella patogenesi della malattia nei soggetti responders.
EBASTINA
Una recente segnalazione di un’equipe giapponese ha sottolineato l’utilità di un trattamento protratto per almeno 4 mesi con l’antiallergico Ebastina, in pazienti portatori di alopecia in chiazze. Questo antistaminico è dotato anche di capacità immunomodulanti, come l’inibizione dellìattivazione dei linfociti T, l’inibizione di diverse molecole indotte dall’Interferon Gamma, e l’inibizione della produzione di Sostanza P.. Il gruppo di controllo aveva utilizzato un ansiolitico benzodiazepinico. L’Ebastina ha dimostrato la sua superiorità rispetto all’ansiolitico, con efficacia terapeutica nella metà dei pazienti trattati, indipendentemente dalla presenza di allergie, ma in maniera più evidente nei soggetti con scatenamento dell’Alopecia sotto stress.
MODIFICATORI DELLA RISPOSTA BIOLOGICA
Le recenti sperimentazioni con questi nuovi e costosi farmaci di origine biologica (Raptiva, Remicade…) utili in altre malattie autoimmuni (artrite reumatoide, psoriasi…) non hanno dato risultati positivi, in alcuni casi anzi hanno provocato aggravamenti dell’alopecia.
ACIDO AZELAICO
Un recente studio turco in pazienti con Alopecia Areata in chiazze ha dimostrato la sovrapponibilità dei risultati terapeutici ottenuti con acido azelaico –sostanza normalmente utilizzata per il trattamento dell’acne- nei confronti del ditranolo. I vantaggi dell’acido azelaico sono la sua maggiore maneggevolezza e la rarità dei fenomeni di sensibilizzazione.
ACIDO FUMARICO
E’ stato pubblicato uno studio tedesco che dimostrerebbe l’utilità del trattamento orale con esteri dell’acido fumario (utilizzati da parecchio tempo in Germania nella terapia della Psoriasi) in casi di AA anche gravi e resistenti ad altre terapie. La posologia è identica a quella utilizzata nella psoriasi. Gli effetti collaterali più frequenti sono: vampate ed eritema del volto, cefalea, problemi intestinali, rara linfopenia. Il farmaco agirebbe soprattutto riducendo la produzione di Interferon Gamma.
METOTREXATE
Questo chemioterapico, comunemente utilizzato a basse dosi come immunosoppressore (in ambito cutaneo soprattutto per la Psoriasi) si è dimostrato utile nel 70% dei casi di AA Totale/Universale in una recente studio non controllato francese.Nella maggior parte dei casi il farmaco era associato al trattamento steroideo a basse dosi. Si è verificato in qualche caso l’innalzamento degli enzimi epatici. Nella metà dei casi che ottenevano ricrescita di peli terminali si verificavano recidive alla sospensione del trattamento, con ricrescite però alla sua ripresa.
PSICOFARMACI E PSICOTERAPIE
E’ a tutti noi noto come una malattia quale l’alopecia areata, che comporta nelle forme più gravi un importante inestetismo, anche in assenza di condizioni cliniche minacciose per la vita, evochi spesso nel paziente reazioni di negazione, astio, ansia, sensi di colpa e di inadeguatezza, depressione.
In
particolare i bambini alopecici sviluppano un
profilo psicopatologico complesso: ansia o depressione, aggressività. A ciò si
associano somatizzazioni,
difficoltà di relazione e nell’attenzione, con diminuzione del rendimento
scolastico, della capacità di socializzazione,
blocco della maturazione emotiva.
Senza contare che gli eventi stressanti
nel 50% - 60% dei casi possono giocare un ruolo importante come fattori
scatenanti la malattia e le sue recidive.
La comorbilità dei disordini
psichiatrici è alta e l’intervento terapeutico è di vitale importanza.
Un supporto psicoterapeutico di base può essere sufficiente per molti pazienti e potrebbe essere gestito dallo stesso dermatologo, opportunamente “addestrato”; altri necessiteranno di un trattamento specialistico psicofarmacologico con l’impiego di antidepressivi e/o ansiolitici, o psicoterapeutico, in cui anche l’ipnosi può avere il suo ruolo.
CONCLUSIONE
L’attento monitoraggio della malattia, il giudizioso ma tempestivo ricorso alle terapie, senza lasciare nulla di intentato, sfruttando la combinazione di più trattamenti, devono costituire i cardini di una corretta condotta terapeutica. Il successo terapeutico deve essere perseguito con ancora più determinazione nei bambini, per le considerazioni fatte in precedenza. Compito del medico è conoscere tutti gli aspetti della Alopecia Areata, così da integrare il programma di assistenza al paziente, la cui gestione può essere piuttosto impegnativa.
Anche per questo, a partire dall’esperienza americana della National Alopecia Areata Foundation, sia pazienti che medici hanno ritenuto che possa essere utile anche in questa patologia la creazione di associazioni e gruppi di supporto.