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PROGETTO DI RICERCA ANMAA-CLINICA DERMATOGICA-ISTITUTO DI ANATOMIA PATOLOGICA DELL’UNIVERSITA’ DI BARI

   I meccanismi patogenetici dell’Alopecia Areata hanno evidenziato fino ad oggi il coinvolgimento delle popolazioni linfocitarie T e specificamente dei linfociti CD8, che rappresenterebbero i veri effettori del danno follicolare, coadiuvati dai CD4, indispensabili nell’innesco del processo autoimmune.

Sempre a livello linfocitario l’attivazione della popolazione CD4-CD25 sarebbe invece in grado inibire questo processo e sarebbe la responsabile dei successi terapeutici dell’ immunoterapia topica con SADBE o Difenciprone.

A tutt’oggi sono pochi gli studi indaganti il comportamento in questa patologia delle “cellule dendritiche”, responsabili della presentazione ai linfociti T degli antigeni e degli autoantigeni ed implicate quindi nella genesi di molte malattie su base immunologia (allergiche ed autoimmuni). I riscontri più frequenti dimostrano la presenza di numerose cellule dendritiche disposte alla periferia e nel contesto dei follicoli piliferi affetti, soprattutto nella porzione bulbare, che rappresenta l’area target in questa patologia (figura). Questo infiltrato si riduce drasticamente nel corso di terapie risolutive.

    Il sistema delle cellule dendritiche è composto da almeno due tipi di popolazioni cellulari: le cellule dendritiche classiche e le cellule plasmocitoidi pre-dendritiche. Entrambe sono di derivazione prevalente dal midollo osseo. Hanno in comune le funzioni di processazione dell’antigene e di attivazione dei linfociti T, ma differiscono nei loro markers di membrana, nei loro itinerari di migrazione e nella produzione selettiva di citochine. Queste differenze incidono sulla funzione dei linfociti da loro attivati.

Recenti studi sul ruolo delle cellule dendritiche plasmocitoidi in alcune malattie allergiche (Dermatite Atopica) e autoimmuni (Lichen) fanno pensare ad un loro ruolo “effettore” e forse “cronicizzatore” nelle patologie, probabilmente attraverso la secrezione di citochine pro-infiammatorie, come gli Interferoni ed il Tumor Necrosis Factor.

La nostra ricerca ha lo scopo di investigare se nelle aree cutanee affette da alopecia siano presenti cellule dendritiche plasmocitoidi attivate, che potrebbero quindi spiegare la persistenza della patologia anche in assenza di in significativo infiltrato infiammatorio linfocitario.

In caso positivo le cellule plasmocitoidi potrebbero diventare il bersaglio di terapie specifiche per la risoluzione dei quadri clinici cronici-stazionari dell’Alopecia Areata.

Dott. Roberto d’Ovidio


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